New Italy e il sogno della Nuova Francia

/ Sabato, 21 Marzo 2015 01:00

Viaggiavo per la Pacific Highway quando una delle solite insegne parlava dell''Italia, di un qualcosa relativo alla mia nazione, ma non avevo letto bene. Qualche tempo più avanti il cartello si è ripetuto, e questa volta ho prestato attenzione: New Italy, si leggeva.

Cosa significava? Un ristorante, uno dei tanti? Un paesino, in nostro onore? Curiosi più che mai, io e la mia ragazza abbiamo deciso di porre la freccia e prendere la relativa uscita.

Uno spiazzo ampio per parcheggiare e subito un monumento, una specie di colonna commemorativa, a cui ho dato poca importanza. Si capiva subito che non era il solito ristorante, e neanche un paesino.

 

[googleMaps align="right" addr="New Italy" label="GOOLE_MAP_LABEL" zoom=6 width=400 height=300]In genere presto attenzione alle commemorazioni, ma quando dieci metri più avanti scorgo la statua di una Venere e soprattutto quella del David di Michelangelo, e io mi chiamo Davide, inconsciamente vengo calamitato e mi dirigo a guardarla negli occhi.', '

Tre dipinti, uno raffigurante una campagna, uno una mappa geografica e uno del nuovo insediamento, raccontano in inglese la storia di New Italy, un insediamento appunto, una colonia realizzata da 217 contadini, salpati dal Veneto con una spedizione sventurata che prometteva di terre prospere nella “Nuova Francia”. Ovviamente non esisteva tale terra e il viaggio fece più di cento morti. Peripezie varie e alla fine gli venne assegnata una terra qui in Australia, tra Coffs Harbour e Byron Bay.

Una terra senza nulla, dalla quale costruirono una colonia che chiamarono New Italy.

Recatomi allora al monumento, ho letto che nulla rimaneva dell''insediamento originale, se non quello spiazzo contenente un ristorante e un pub, oltre a un piccolo museo.


newitalyLa storia originale la si può leggere sul sito ufficiale, www.newitaly.com.au, assieme a molte altre notizie e alla sezione meno interessante, ma sicuramente più affascinante: la genealogia di ogni singolo nucleo familiare approdato in questa spedizione.

L'Italia azzurra, leggermente storta, mi ha salutato, ricordandomi di continuare a essere sempre orgoglioso di essere Italiano, di avere avuto connazionali che hanno “fatto” la storia e sono diventati grandi in ogni nazione, anche e soprattutto qui, in Australia.

 

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