L'Armenia e il complesso di Ararat

L'Armenia e il complesso di Ararat

/ Lunedì, 01 Febbraio 2016 01:00

Mi piacque così tanto la zona a confine tra Europa e Asia che, a distanza di un mese dalla mia esperienza in Georgia, decisi di riandarci, questa volta cambiando destinazione: Armenia.

La dimensione del paese anche questa volta non è grande e la popolazione neanche.

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Arrivato in aeroporto non ho potuto non verificare due aspetti: le dimensioni piccole del principale scalo nazionale, quello di Yerevan, e il prezzo più alto di quelli italiani per mangiare nei fast food internazionali. Sarà stato perché ero in aeroporto, ma neanche quando mangi a Roma paghi così tanto. Vabbè...poca cosa.

dilijan2Prima di iniziare a raccontare seriamente come mi sembrò il paese, voglio raccontare un aneddoto: ero in Georgia il mese precedente e, nel progetto europeo al quale partecipavo c'erano due ragazzi armeni e due azerbaijani. Nelle serate di divertimento volentieri scattavamo foto, a volte tutti insieme e altre tra i gruppi che si formavano naturalmente. l'ultimo giorno del corso la ragazza dell'Azerbaijan, che sembrava piuttosto impegnata politicamente, chiese a tutti, pubblicamente, di non pubblicare nessuna foto ritraesse lei e il compagno assieme ai due armeni, in quanto il loro governo poteva applicare delle sanzioni a chi intraprendeva relazioni con il popolo “nemico”.

Ora, io so che nemico è una parola grossa, però in pace le due nazioni non sono, per motivi storici e attuali. Da persona occidentale mi sembra veramente eccessivo questa precauzione, ma conoscendo le varie culture dei paesi ho imparato a farmi i fatti miei, perché a ogni gente piace risolvere da sola i propri problemi.

dilijan3Riuscii a vedere molti bei posti di questo paese asiatico, europeo e russo, e parlai, o cercai di farlo, con diverse persone, alcune di età avanzata. Sempre per un progetto europeo dovetti fare una sorta di gioco in cui si guadagnavano dei punti entrando in delle case e intervistando i contadini. Tutti noi conoscevamo l'inglese (mi rendevo conto che il più scarso da questo punto ero io), e cercavamo di colloquiare, ma l'unico che riusciva a farsi capire, oltre a un ragazzo armeno che era nel mio gruppo, era un ucraino che parlava loro in russo. Mi ricordai, in quel momento, che in Georgia diversi ragazzi intonavano due canzoni russe, ed essi erano polacchi, ucraini, azerbaijani, bielorussi e georgiani. Fu allora che compresi il significato della guerra fredda e della divisione del mondo in due blocchi, mi resi conto di cosa significava essere filoamericani e filorussi, che non tutto il mondo riconosce l'inglese come seconda lingua, ma che tutta questa gente conosceva il russo, eccome se lo conosceva.

Imparai la dignità nell'esperienza armena; imparai a rispettare e ad ammirare la povertà. Entrando in casa dei contadini, essi erano ben felici di rispondere alle nostre domande, soprattutto di farci vedere la loro casa, assolutamente non bella, con mattonelle cadenti (di quelle che restavano), bagni improvvisati, cucine vecchie e sporche, televisioni in bianco e nero. Nulla di cui andare orgogliosi, secondo il pensiero occidentale, laddove se hai il letto disfatto ti da vergogna far entrare un amico in camera tua. Le persone mi accompagnavano nel giro della loro abitazione con il sorriso e mi dicevano con orgoglio “questa è la mia stanza da letto”, “questo è il bagno”. Una persona normalmente occidentale troverebbe mille scuse per giustificare un pelo sul pavimento, loro invece dicevano “questo è il bagno”, e erano fieri che fosse il loro bagno, come a dire “guarda cosa sono riuscito a fare, quando mio padre doveva andare in campagna a fare i bisogni”.

Haghartsin2Potrei parlare di Yerevan, delle chiese armene, di altri posti incantevoli che ho visitato, ma non arriverebbero alla concretezza di queste persone, soprattutto di una, che stava aspettando l'inizio della partita di calcio tra Italia e Uruguay del mondiale, con la sua televisione vecchia, senza colori, con un'antenna improvvisata e che trasmetteva un solo canale. Mi diceva “Forza Italia, mi piace il vostro paese”. Perdemmo quella partita e venimmo eliminati dal mondiale e dovetti anche subire le prese in giro dei ragazzi che erano con me in hotel.

Con la descrizione sopra effettuata si potrebbe pensare che il paese dell'Ararat sia molto povero; mi ricordo che lo era di più la Georgia, e che la sensazione di benessere che si osserva guardando un cittadino medio (che certo non è il contadino che ancora vive come gli ha insegnato suo padre) non desta problemi.

lastiver4Le chiese armene sono incantevoli, affascinanti, soprattutto per noi che siamo abituati alle nostre. Non significa che siano più belle se non che sono diverse e seguono principi leggermente differenti. Uno dei motivi principali per visitare la nazione è proprio per ammirarle e abbondare di fotografie. Sono molto scure, le uniche luci sono date da finestrelle e molte candele perennemente accese, quindi portate con voi macchine fotografiche adeguate.

Una visita al monte Ararat, il famoso monte biblico dove si racconta si sia arenata l'arca di Noè dovrebbe essere una scelta saggia e poco costosa. Passare da Yerevan e salire tutti gli scalini della collina-monumento, per poi voltarsi indietro e vedere il panorama della città cambiare di volta in volta anche. Attenzione, ho detto salire gli scalini, non prendere le scale mobili che si trovano all'interno; quelle lasciatele per il ritorno: vi daranno la possibilità di visualizzare le statue presenti su tutti i livelli. Non so se a questo punto l'opera sarà finita, ma quando ci andai io mancava un grosso pezzo alla fine, che dal basso non si vedeva. Immaginate la sorpresa nel salire e trovarmelo vuoto?

 

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Davide Urso

Davide Urso

Viaggio il mondo.

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