Giorno 44 - Odesa, km 13083

Giorno 44 - Odesa, km 13083

/ Domenica, 24 Dicembre 2017 14:18

La giornata di oggi è stata emozionante, in tutti i sensi, positivi e negativi. Stento a credere sia stata di 24 ore.
Andiamo per ordine, se non vi dispiace.
Dopo settimane, finalmente ho dormito in un ostello, se lo si può chiamare così, se non è un'offesa alla categoria degli ostelli. Va bene che abbia pagato solo tre euro, ma delle condizioni igieniche minime ci devono essere, no?!

Se a ciò si aggiunge un asiatico sulla sessantina che russa peggio di un trombone, la frittata è fatta: alle 5.30, stanco di provare ad addormentarmi, mi son fatto una doccia, ho raccolto gli indumenti e sono scappato, letteralmente scappato, dalla struttura. Avevo la statua gigante da visitare, ricordate il racconto di ieri?
Con le strade ancora poco trafficate, ho impostato il GPS e ho parcheggiato a lato del parco nel quale si iniziava a intravedere la statua. All'ingresso c'era uno dei più grandi musei a cielo aperto del pianeta: il museo della guerra dell'Ucraina durante la seconda guerra mondiale. Carri armati, camionette, caccia, missili, bassorilievi, statue. Sono uno a cui non piace particolarmente la guerra, pertanto vedere tutto quell'arsenale mi ha confermato la ripugnanza verso l'arte bellica. Comunque sia era un bello spettacolo, alternativo e originale.
Finalmente la statua della Madre Patria, elemento comune in tutti i regimi sovietici.  Più di 100 metri di statua. Colossale, imponente, bellissima, era la classica metafora della nazione, della patria, appunto, a confronto della quale tutti siamo minuscoli.
Dalla gita in barca di ieri mi ricordavo che a pochi metri dal monumento vi erano un paio di chiese dalla bella struttura; essendo ancora le 7.40 ho ben pensato di passeggiare alla ricerca di qualcosa che le potesse somigliare, senza mappe o navigatori che mi potessero aiutare. Dopo la prima chiesa di stile ortodosso, molto elegante, mi sono imbattuto in un complesso religioso, il Monastero delle Grotte di Kyevtra, per inciso patrimonio dell'umanità, che comprendeva diversi luoghi di culto, oltre alla cattedrale; ogni facciata dei diversi edifici era affrescata in stile ortodosso, aveva un fascino d'altri tempi, era contornata da decine e decine di fedeli e da sacerdoti che facevano il giro delle icone sacre, prima baciandole e poi pulendole con un fazzoletto. Sono andato via da Kyev con la voglia di ritornarci quanto prima, perché simili spettacoli non si vedono facilmente. Il tempo di visitare un altro quartiere, sempre adocchiato ieri dal fiume, e sono partito per la volta di Odessa.
Qui arriva la parte negativa della giornata, che difficilmente potrò dimenticare. La strada, oltre a essere sconnessa, era a un'unica carreggiata per direzione, con una larga banchina che tutti usavano come corsia preferenziale, lasciando l'altra per i sorpassi. Mi sono adattato. Non c'erano segnali di limiti di velocità, quindi seguivo ciò che facevano le altre auto: se loro andavano a 90, a 90 andavo anche io. Durante un sorpasso, un poliziotto, posto tra i guard rail che separano i due sensi di marcia, mi alza la paletta e agita le mani. Sorpreso, e abbastanza spaventato per la scena (quando mai si è vista la polizia in mezzo all'autostrada? È sempre al lato destro, no?), accosto e aspetto che il poliziotto si avvicini. A questo link potete vedere il video nel quale racconto l'esperienza: molto meglio ascoltare che leggere.

 

 

 

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Le immagini del 34° giorno

 

 

 

 

 

 

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Davide Urso

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