Giorno 37 - Sinkauciskis, km 10752

Giorno 37 - Sinkauciskis, km 10752

/ Domenica, 26 Novembre 2017 09:33

Avevo dormito male la notte, a volte succede quando parcheggio l'auto in una strada trafficata, inoltre succede che quando il sole inizia a mitigare la temperatura, l'auto compie un effetto serra e amplifica il calore, pertanto arriva un momento in cui la temperatura risulta eccessiva per restare con portiere e finestrini chiusi e dormire risulta impossibile. Volente o nolente dovevo prepararmi per la giornata.

Riga mi ha lasciato così così, un poco per colpa mia e un poco per colpa sua, ma la Lettonia ha molto altro da offrire; per limiti di tempo non ho potuto vedere tutto ciò che le guide proponevano, quindi ho optato per allontanarmi dalle città e visitare un posto immerso nel nulla, un palazzo barocco, che dicono sia il più bello della nazione, che si trovava lungo il tragitto per la Lituania.

Il tempo era un'incognita, a tratti soleggiato e ad altri nuvoloso; perfetto per rimanere all'interno di un edificio la cui visita durava tre ore. Chi mi conosce sa che ho una grande passione per il biliardo (specialità 5 birilli) e in una sala del palazzo vi era uno dei più antichi biliardi mai costruiti, di epoca moderna, con tanto di bilie e stecche; sarebbe ridicolo giocarci adesso, ma ho trascorso la restante metà della visita immaginando come i nobili di una volta si divertissero con quell'attrezzatura rude e imprecisa, e come avrei fatto il figo se mi fossi trovato in quell'ambiente: avrei insegnato a tutti a giocare, sarei diventato l'istruttore di corte.

Rimanevano i giardini da visitare, ma la stanchezza era tanta, sopratutto dopo essere tornato all'auto per pranzare una discreta pasta con pancetta e pomodori freschi. La pennichella ci stava, approfittandone della piacevole frescura dovuta alle nuvole che si addensavano nel cielo. Avrò dormito un'ora, poi una serie di rumori brevi e continui mi hanno svegliato: era la pioggia che iniziava a scrosciare, forte e prorompente. Mi sentivo più rilassato perché avevo un'occasione in più per dormire e riposarmi, ma al contempo ero rammaricato per non avere visitato i giardini. Fortuna ha voluto che dopo quasi un'ora la pioggia abbia terminato la sua opera e sono riuscito a passeggiare sul retro del palazzo. Per quanto carini potessero essere, non sono riuscito a passeggiarci dentro per più di quaranta minuti: in fin dei conti, giri giri e giri, ma sempre siepi e prati sono. Avevo ancora voglia di visitare qualcosa, perché era pomeriggio e di tempo ce n'era, purtroppo nella zona non vi era nulla di interessante, quindi ho letto che non lontano da lì, nel suolo lituano, era presente un qualcosa dal nome strano: la Collina delle croci. A maggior ragione se non so cosa sia, sono spinto dalla curiosità e mi addentro nella descrizione del luogo. Già alla seconda foto che ho aperto e che ha fatto capire cosa fosse, avevo già il navigatore impostato per arrivarci. Solo tre ore di viaggio, alleggerite da una turista finlandese a cui ho dato un passaggio fino alla frontiera tra i due paesi baltici, e sono arrivato.

Sono sempre stato convinto che si possa realizzare dell'arte con tutto, con qualsiasi oggetto, anche con quelli più poveri, con quelli più rudi. In una strada di campagna, vicino alla collina dove ero diretto, vi era l'insegna di un camping con in cima un angelo realizzato con della rete metallica, estremamente bello, singolare, originale. Una meravigliosa introduzione al luogo più mistico che abbia visitato fin'ora.

La scena che mi si presentava, anche da lontano, era mozzafiato, di quelle che mai dimenticherò; croci, croci dappertutto. Un lieve rialzo del terreno nel quale vi erano piantate più di 400000 croci. Scriverlo rende meglio l'idea: più di quattrocentomila croci piantate in uno spazio minuscolo, nel quale fai fatica a muoverti. Di legno, di metallo, di pietra; grandi, piccole, giganti, croci piantate su altre croci che erano piantate su altre croci.

Chiunque visitasse quel luogo poteva piantare la sua, comprata alle bancarelle vicine oppure portata da casa. Ai piedi della collina era stata collocata la croce più bella, quella regalata da Giovanni Paolo II in occasione della sua visita. Vedere quell'accumulo di credenza, di speranza, di convinzione, di passione, mi ha lasciato stranito, con una sorta di vuoto interiore. Ho sempre avuto un vuoto religioso, sono ateo e non concepisco la religione, ma questa volta la sensazione di vuoto era diversa, più profonda: non capivo perché io non credessi mentre tutti coloro che passavano da qui sì; mi sono messo in discussione, ho valutato l'idea che lo sbagliato potessi essere io; ho avuto materiale per pensare tutta la notte, poi sono arrivato alla conclusione che non esistono sbagli sulla fede: se Dio veramente esistesse, ci avrebbe donato la più grande libertà di cui potremmo disporre, ovvero credere in lui oppure no, perché non ci si può arrivare con la ragione e neanche con la scienza, è solo un atto di fede. In una simile circostanza, chi non crede non può sentirsi in colpa, neanche di fronte a lui, in un'altra ipotetica dimensione post mortem; è lui che ce lo ha permesso.

Ho dormito più rilassato.

 

Sulla pagina Facebook AUventura – Davide Urso potete trovare le foto, chilometro per chilometro.

 

Le immagini del 34° giorno

 

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Davide Urso

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