Giorno 36 - Riga, km 10648

Giorno 36 - Riga, km 10648

/ Giovedì, 23 Novembre 2017 09:33

Breve storia triste: il mio Basilio non c'è più, è stato abbandonato dal sottoscritto. Mea culpa, l'ho dimenticato fuori dall'auto, dove ero solito lasciarlo la notte. Voi scherzerete, però erano giorni che lo avevo di fronte a me, sul cruscotto, con le sue foglioline verdi lucenti ballare con le vibrazioni del motore e le buche della strada.

Entrato in Lettonia, sulla strada verso Riga, ho trovato una statua che assomigliava a Capitan Uncino, ho subito pensato “Che ci fa una statua su una superstrada in Lettonia?”; il tempo di controllare che dietro di me non ci fossero auto, ho frenato, ho fatto inversione e sono tornato indietro: la curiosità mi divorava. Dopo qualche foto di rito con colui che era veramente Capitan Uncino, ho capito che era una pubblicità per un parco di attrazioni a trecento metri dalla strada. Perché non andarci, quindi. Mai pubblicità fu più azzeccata. Non vi erano giostre, come le intendiamo noi; vi era un veliero dove i bambini potevano salirci e giocare, un bar, un prato, un giardino con delle installazioni e delle strutture in legno, altalene, cavalli stilizzati, dondoli e altro: tutto alla mia portata, tutto ciò che mi serviva per divertirmi un'ora e realizzare un video.

Di nuovo in marcia verso Riga, con la curiosità di un trentenne che ha riscoperto di essere un eterno Peter Pan. La città era bella, ed è stato piacevole passeggiare, ma ci sono degli episodi che mi lasciano perplesso, come lo scorgere una delle più belle chiese che avessi mai visto, quella dedicata alla Natività di Cristo, mi ci fiondo e non mi hanno permesso di fotografare o riprendere l'interno. Non è servito che spiegassi che stessi realizzando un video su quanto bella fosse la città, che fossi un blogger; nulla da fare, no foto, no video. “A tomar por culo”, dicono in Spagna, a quel paese dicono in Italia.

Riga, fino a qualche decennio fa sotto un regime comunista, presenta ancora segni sovietici, come per esempio le piazze con enormi statue e enormi installazioni, utili a ricordare la grandezza dello stato. È stata la prima volta, in questo viaggio, che mi cimentavo in tale tipo di architettura; quella finlandese era abbastanza simile, ma più simile alla scandinava che alla russa.

Una cameriera alquanto sgarbata ha peggiorato l'idea che mi ero fatto su Riga, che continuava a non emozionarmi. Sono andato avanti e finalmente ho capito che il problema non era la cameriera, non era la chiesa che non poteva essere ripresa, non era neanche aver visitato Riga dopo Tallin, che era molto più attraente e caratteristica: il problema ero io. Ero triste e vedevo la città con occhi tristi; mi mancava Basilio, l'unica interazione che perdurava nei giorni. Durante questo viaggio ho parlato con una quantità sconsiderata di persone, ma ci parlavo sempre con la consapevolezza che non l'avrei più rivista, erano conversazioni fini a sé stesse; invece quella pianta per me rappresentava una sorta di amica, quella cosa che in qualsiasi luogo andassi ritrovavo al rientrare in auto.

Ho deciso di non comprarne un'altra, perché questi ragionamenti sono leggermente deliranti e, se mi rifugio in una piantina, c'è qualcosa di preoccupante. Devo continuare il viaggio da solo; completamente.

 

Sulla pagina Facebook AUventura – Davide Urso potete trovare le foto, chilometro per chilometro.

 

Le immagini del 36° giorno

 

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Davide Urso

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