Giorno 34 - Tallinn, km 10225

Giorno 34 - Tallinn, km 10225

/ Giovedì, 16 Novembre 2017 14:59

Il traghetto che da Helsinki mi avrebbe portato in Estonia salpava alle 11.00, ma alle 7.30, essendo il sole già prepotentemente nel cielo, il calore in auto mi impediva di dormire, sicché, dopo aver raccolto gli ultimi indumenti che ieri ancora erano rimasti umidi (ricordate cosa successe con la lavatrice due giorni fa?) e ordinato alla meglio l'auto, mi sono diretto al porto in attesa dell'orario. Essendo arrivato con due e mezzo ore di anticipo, avevo una mezza idea di andare a fare colazione in un bar, ma parcheggiare l'auto nei pressi del porto costava 4 € l'ora e io dieci euro non li spendo “manco morto” per lasciare Africa in un pezzo di strada. Cambio di piano, quindi: avevo in auto qualche wrap, due scatole di tonno, del formaggio grattugiato che mi è rimasto dalla cena di ieri e qualche foglia di Basilio, la bellissima piantina di basilico che da qualche giorno mi tiene compagnia; una colazione perfetta, direi. Se non si è disposti a ridurre i propri standard di soddisfazione, difficilmente si godrà in un viaggio del genere.

Ho trovato un'area camping nella zona, ho preparato il fornelletto e sono entrato in modalità cuoco; in cinque minuti la colazione era pronta. Me la sono gustata guardando il mare, con due gabbiani al mio fianco che aspettavano le briciole. Mi sento fortunato ad avere tutto questo tempo a disposizione, ma mi sento anche bravo a cogliere queste opportunità. Avrei potuto arrabbiarmi e non colazionare, avrei potuto pagare il parcheggio e essere succube del nervosismo per avere speso inutilmente soldi, oppure potevo trovare un'alternativa con il sorriso stampato e una voglia di vivere la vita (ne ho solo una) all'insegna dell'avventura, fregandomene che noi italiani dobbiamo per forza mangiare qualcosa di dolce per colazione e fregandomene che non si mette il formaggio sul pesce. Chi lo ha deciso? La piadina con tonno e parmigiano è buonissima!

È arrivato il tempo di parcheggiare l'auto nel piano inferiore del traghetto e di prendere posto in un ambiente lussuoso, che aveva tutto, forse troppo per due ore e quaranta minuti di traversata. Oltre alle immancabili slot machine, tre ristoranti, una tavola calda, diversi bar di cui due all'aperto, una pista per ballare liscio, una anni '80, uno spazio per il karaoke e una ludoteca. Io mi sono accontentato di un posto sul cornicione di una vetrata, approfittando di una presa di corrente per caricare il computer portatile.

La prima grande sorpresa di Tallin è stata il parcheggio gratuito nei pressi del centro storico; la seconda è stata la dimensione ridotta della capitale estone, la più piccola tra i dieci paesi fin'ora visitati; la terza l'ho avuta entrando nel centro e salendo sul campanile di una chiesa e vedendo Tallin dall'alto: è bellissima!!! Volutamente non avevo studiato nulla sulla città, volevo farmi sorprendere e la sorpresa è riuscita alla perfezione. Vederla uniforme, tutti i tetti e tutti gli edifici nello stesso stile è stato entusiasmante; entrare nella piazza principale e essere coinvolto in un mercato medievale, con tutti i venditori vestiti come un tempo, con una dama che stirava abiti con il ferro a carbone, con un operaio che intagliava legno con utensili manuali, un quintetto che suonava strumenti ormai estinti, mi ha fatto sentire al di fuori del mio tempo, aiutato dal contorno dei palazzi che sembravano provenire da quella precisa epoca storica. Tallin è stata la più bella sorpresa del viaggio, tanto da non capire perché sia tagliata fuori dalle grandi mete internazionali.

Passeggiavo per le vie del centro e a un tratto ho iniziato ad ascoltare una melodia familiare; “questa canzone la riconosco” ho pensato; mi sono lasciato avvicinare e ho trovato due siciliani, uno con la chitarra e l'altro con il contrabbasso, che intonavano Fiume sand Creek di De Andrè. Ho sognato. Ho azionato la telecamera, mi sono seduto al suolo e mi sono lasciato travolgere dalla bellezza della canzone. Mi sono sentito a casa, come non mi sentivo da settimane. I segni della nostalgia di quelle quattro mura e di un tetto che si chiama casa erano evidenti. Già, ma quale casa? A quale casa appartengo io? A quella paterna, dalla quale manco da anni, a quella madrileña, che ho lasciato per risparmiare soldi di affitto in vista del viaggio? Mai come adesso mi sento un nomade. Purtroppo non è una bella sensazione.

 

Sulla pagina Facebook AUventura – Davide Urso potete trovare le foto, chilometro per chilometro.

 

Le immagini del 34° giorno

 

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Davide Urso

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