Giorno 26, Lofoten, km 7335

Giorno 26, Lofoten, km 7335

/ Domenica, 15 Ottobre 2017 18:18

La sveglia era stata impostata per le 7.30, abbastanza presto rispetto agli altri giorni, perché c'era un traghetto ad attenderci: quello che ci avrebbe portato a Moskenes, il principale porto dell'arcipelago delle isole Lofoten, che partiva alle 9:30. alle 8 eravamo già in coda, ma i minuti passavano e nulla si muoveva. Non ho ancora capito se il traghetto è partito con due ore e mezzo di ritardo, oppure eravamo in fila per entrare in quello delle 11, fatto sta che non ci siamo annoiati per nulla, perché due persone socievoli trovano sempre il modo per passare il tempo: adesso una chiacchierata, adesso una schitarrata, adesso un apprezzamento su quella che è sulla corsia accanto alla nostra, due auto più avanti.

La tratta è durata quasi quattro ore e le ho passate scrivendo il testo per i video che pubblico parallelamente agli articoli. Nulla di eccitante, potrebbe sembrare, invece no, invece ho ricevuto scariche di adrenalina per essermi imbattuto nei ricordi recenti del viaggio, da quando sono partito, a quando a Bruxelles l'auto non si accendeva, a quando ho passeggiato in bici ad Amsterdam, a quando sono salito sul campanile a Copenaghen, poi a quando ho giocato a calcio con un ragazzo appena conosciuto, ancora a quando ho visitato il primo fiordo. Come mai potrei dimenticare queste emozioni?

L'impatto con le Isole Lofoten è stato incredibile per due motivi: il primo, positivo, tante casette di colore rosso contornavano le strade e le rientranze della costa, tutto ciò che avevo visto in televisione sulla “tipica” Norvegia la avevo davanti agli occhi; il secondo, negativo, la immensa quantità di palafitte sulle quali erano disposti a essiccare i merluzzi, che poi sarebbero diventati stoccafissi. Non potrei descrivervi la puzza, l'aria putrefatta che si respirava, vi toccherà credermi sulla parola.

C'era una spiaggia che volevo visitare, ma si trovava dall'altra parte dell'isola principale e non vi si poteva arrivare con l'auto, ma solo percorrendo il sentiero che attraversava la collina, della durata di tre ore e mezza. Il terreno paludoso, il vento, il caldo nei momenti di sole, il freddo in quelli nuvolosi, la sconnessione del sentiero hanno fatto di questo trekking il momento più faticoso della mia esperienza, ma una volta giunto alla spiaggia e ammirato quel paesaggio, il fiatone si è bloccato, non avevo fiato neanche per respirare, per quanto singolare fosse quell'insenatura. Nel momento in cui mi sono accorto che in un angolo vi era un'altalena rudimentale, il mio cuore si è riempito e ho iniziato a dondolare come un bambino, forse peggio.

Una volta trovato un luogo abbastanza isolato dove accamparci, una cena di fortuna e qualche foto al sole di mezzanotte, poi a nanna, ché la giornata è stata lunga.

Il quinto episodio del mio viaggio a Capo Nord: 

[youtube height="400" width="600" align="center"]https://www.youtube.com/watch?v=Evnhbd8VeyM[/youtube]

Sulla pagina Facebook AUventura – Davide Urso potete trovare le foto, chilometro per chilometro.

 

 

Le immagini del 25° giorno

 

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Davide Urso

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